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ARAI e la cooperazione



“Solo attuando in pieno il principio della sussidiarietà e sviluppando l’azione di aiuto
e sostegno in loco dei bambini in difficoltà
da parte degli Stati che recepiscono bambini da adottare,
si eviterà di realizzare nel settore minorile
un nuovo colonialismo ancor più inaccettabile e spregevole di quello del passato,
perché tendente a sfruttare i bambini e la miseria di tante famiglie
solo per appagare i desideri degli adulti economicamente provveduti
delle nazioni cosiddette sviluppate”
Alfredo Carlo Moro

 
 




 

Premessa


L’adozione internazionale non è l’unico strumento per aiutare i bambini in difficoltà: è, piuttosto, l’ultimo passo da considerare qualora non si possa aiutare il minore nel suo Paese d’origine.

La stessa legislazione, forte del principio di sussidiarietà, ribadisce che una condizione per autorizzare l’adozione internazionale è lo svolgimento di attività in loco per i bambini: la cooperazione in materia di adozione internazionale, in particolare, così come sancita dalla Convenzione de l’Aja del 1993 (ratificata dall’Italia con legge n. 476/98) configura un mezzo per rafforzare ancor più la collaborazione tra Stati, al fine di promuovere un’etica rigorosa nel rispetto delle norme internazionali a tutela dell’infanzia in stato d’abbandono.

Gli stessi principi della Convenzione de L’Aja del 29/5/1993 stabiliscono che i risultati di un ente che opera nell’ambito delle adozioni internazionali non devono essere valutati semplicemente in base al numero delle adozioni realizzate, ma, soprattutto, in base ai servizi prestati nel rispetto dell’interesse dei bambini: non solo di quelli che vengono adottati, ma anche di quelli che restano nel proprio Paese e che, grazie all’operato dell’ente, possono migliorare la proprie condizioni di vita.

È prioritario per la comunità internazionale, per i singoli Stati e per le loro suddivisioni amministrative, promuovere, accanto ad interventi d’emergenza e di sostegno dei bisogni primari, una filosofia di cooperazione che ponga al centro della propria attività la tutela del minore ed il sostegno alla sua famiglia naturale.

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ARAI e la cooperazione

Qualche anno fa, introducendo le attività dell’ARAI–Regione Piemonte, il direttore Anna Maria Colella ricordava che “L’amministrazione regionale ha sostenuto la realizzazione, attraverso l’ARAI, di progetti di cooperazione, in base alla convinzione che la condizione dell’infanzia di un paese possa essere migliorata attraverso interventi strutturali da realizzarsi in collaborazione con le autorità pubbliche locali dei diversi Paesi, principalmente rivolti ad implementare gli strumenti a disposizione degli operatori dell’infanzia per riconoscere le situazioni di pregiudizio o abbandono in cui si trova un bambino e porvi rimedio in modo da rispettare il suo diritto alla famiglia”.

Il principio fondamentale su cui si basa la cooperazione dell’ARAI è il principio di sussidiarietà dell’adozione, ossia l’adozione internazionale intesa quale ultima ratio per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei minori: in tale ottica, gli enti autorizzati sono tenuti a realizzare attività di promozione dei diritti dell’infanzia, al fine di prevenire il fenomeno dell’abbandono, favorire politiche di tutela nel Paese d’origine del minore e pervenire, qualora possibile, a una graduale riduzione delle adozioni internazionali.

Un aspetto importantissimo del lavoro dell’ARAI–Regione Piemonte è proprio quello legato alle attività di cooperazione internazionale a favore dell’infanzia.
Quando la Regione Piemonte, in attuazione alla legge n. 476/98, con la legge regionale n. 30/2001 ha istituito l’ARAI, primo servizio pubblico in Italia, le ha riconosciuto un duplice compito:

  • permettere l’incontro tra minori stranieri e le famiglie desiderose di adottarli, nel rispetto del principio di sussidiarietà dell’adozione internazionale;
  • realizzare progetti di cooperazione internazionale a favore dell’infanzia in difficoltà.

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Copertina della pubblicazione "Semi di Cooperazione"


 

Settori di intervento

L’attività di cooperazione dell’ARAI–Regione Piemonte si articola in diverse macroaree d’intervento.

Nello specifico, i progetti messi in atto dall'Agenzia si concentrano su:

  1. FORMAZIONE: rivolta ad operatori pubblici, assistenti sociali, pediatri, psicologi e magistrati, è finalizzata a promuovere forme di tutela dell’infanzia alternative all’istituzionalizzazione (affidamento familiare e adozione nazionale), interventi a sostegno delle esigenze primarie di bambini abbandonati, bambini di strada o allontanati dalle famiglie d’origine. Nell’ambito delle iniziative formative, si cerca di favorire anche lo scambio di esperienze e la trasmissione di conoscenze tra operatori italiani e stranieri, che si occupano quotidianamente di infanzia abbandonata, di affidamento e di adozione, facilitando in tal modo il potenziamento e l’innovazione della rete di servizi sociali locali. La formazione si realizza attraverso seminari formativi e divulgativi sull’adozione nazionale e l’affidamento famigliare, realizzati nel Paese beneficiario del progetto; attività di scambio e formazione in Italia.
  2. Sviluppo di ATTIVITÀ DI RICERCA sulle condizioni di vita dell’infanzia nei paesi d’intervento, finalizzate sia ad individuare nuove politiche di protezione dell’infanzia, sia a favorire la promozione di strumenti alternativi all’istituzionalizzazione, quali l’affidamento familiare e l’adozione nazionale.
  3. Iniziative di SENSIBILIZZAZIONE e PROMOZIONE dei diritti dell’infanzia in Piemonte e all’estero.

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Momento di formazione in Burkina Faso
Incontro di formazione in Burkina Faso
 


Gli impegni dell'ARAI

Parte dei fondi che la Regione Piemonte stanzia annualmente per il Piano di Attività e Spesa dell’ARAI sono destinati alla realizzazione di progetti di cooperazione nei Paesi in cui l’Agenzia opera abitualmente, incentrati soprattutto sul miglioramento delle condizioni dell’infanzia e sulla lotta all’abbandono.

Infatti l’ARAI, applicando le prescrizioni della Convenzione dell’Aja, della normativa nazionale e regionale e nel rispetto delle indicazioni della Giunta Regionale, cerca di consentire prioritariamente la permanenza del bambino nella propria famiglia e nel Paese d’origine, attraverso la realizzazione di progetti focalizzati su attività formative, volte a promuovere forme di tutela dell’infanzia alternative all’istituzionalizzazione, e su interventi a sostegno delle esigenze primarie di bambini abbandonati, bambini di strada o allontanati dalle famiglie d’origine.

Investire su azioni di tipo formativo, favorendo lo scambio e la trasmissione di conoscenze tra coloro, operatori italiani e stranieri, che si occupano quotidianamente di infanzia abbandonata, di affidamento e di adozione, significa aprire nuovi orizzonti, favorire scelte coraggiose che partano dalla consapevolezza della situazione esistente per rilanciare nuovi sistemi e modelli organizzativi per entrambi gli attori in gioco.

Lo scambio di esperienze conoscitive e pratiche può rappresentare, inoltre, la base su cui costruire valori comuni per una vera cultura dell’infanzia, dei suoi diritti e delle sue esigenze, condivisa dai vari attori coinvolti.

Si muove nella stessa ottica un’altra caratteristica fondamentale dell’attività di cooperazione dell’ARAI–Regione Piemonte: la collaborazione con soggetti pubblici locali, costante e oramai consolidata in molti Paesi dove l’Agenzia svolge il proprio mandato. L’Agenzia ritiene, infatti, prioritario collaborare con le istituzioni e gli enti locali dei Paesi interessati, proprio al fine di attuare progetti e azioni strutturali sostenibili e condivise.

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Zone geografiche di intervento

L’ARAI opera sia nei Paesi nei quali effettua adozioni internazionali, in attuazione del principio di sussidiarietà sancito dalla Convenzione de L’Aja, sia in altri Paesi con i quali, a seguito dei contatti intrapresi, ha verificato una possibilità di intervento per migliorare la condizione dell’infanzia e diffondere una cultura dell’accoglienza dei minori in famiglia, al fine di contrastare il loro abbandono, per esempio in Romania e in Cina.

Anche se i progetti di cooperazione dell’ARAI vengono realizzati primariamente nei Paesi dove è stato ottenuto l’accreditamento per le adozioni internazionali, ciò non significa che non siano possibili progetti – di cooperazione continua o di emergenza – in aree geografiche diverse.

Un esempio è l’aiuto portato alle popolazioni vittime dello Tsunami del dicembre 2004 nell’India Sud-orientale e in Indonesia.
Gli interventi a favore delle popolazioni vittime del maremoto , approvati dal Comitato di Solidarietà del Consiglio Regionale, sono stati un segnale importante e rilevante dell’impegno che la Regione Piemonte, attraverso l’ARAI, afferma anche all’estero per il miglioramento delle condizioni dell’infanzia.


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